UN'INTERVISTA A...

Il Mottarello, un successo senza età

Con le sue 70 primavere, lo stecco Mottarello è tra i gelati più storici e longevi del nostro Paese. Si affaccia sul mercato all’inizio degli anni ’50 e diventa subito icona della rinascita, conquistando tutto lo stivale!

Oggi lo abbiamo intervistato e ci ha confidato come ha raggiunto questo incredibile successo, che dura ancora dopo più di mezzo secolo.

Bentrovato Mottarello, sembra che per lei il tempo non sia passato!

Beh, ne converrà… quando ci godiamo la vita, il tempo diventa un dettaglio senza importanza.

 

Come darle torto? Allora, lei quanti anni ha veramente? E quanti se ne sente?

Sono nato nel 1951, a Milano, e il mio papà è il signor Angelo Motta, un vero genio. Ha rivoluzionato il mondo dolciario, inventando me. 😊 È anche grazie a lui, che mi sono mantenuto così bene: sono senza dubbio un gelato italiano intramontabile, rappresento un’icona del genio e del gusto tanto amati in Italia!

Sono uno che piace…

 

Com’era la vita, per un gelato degli anni ‘50?

Angelo Motta, il mio papà inventore, acquistò dei macchinari Americani per diversificare la produzione e con questi realizzò me, un gelato da passeggio, da gustare “all’americana”: in perfetto equilibrio su un bastoncino di legno e a base di gelato al latte, sono diventato presto uno dei simboli del ‘miracolo economico’.

 

Un inizio alla grande! Quali sono i suoi segni particolari?

Nella mia semplicità, fatta di due ingredienti buoni come il gelato al latte e copertura al cacao, mi rispecchio nel detto: “la semplicità è la più grande sofisticatezza!”

Infatti, chi mi assaggia, non mi dimentica, neppure dopo mezzo secolo!

 

Com’è diventato famoso?

Ho sfidato i tempi e le mode diventando l’archetipo del gelato. Il mio successo è continuato negli anni ed approdando sulle spiagge italiane, dove sono stato protagonista della merenda estiva di tutta la famiglia.

 

Ci sveli il segreto del successo.

Un mio segreto? La mia anima di legno!

La mia anima di legno, accuratamente leccata, serviva per un’infinità di innocenti giochi da spiaggia, come decorazione di castelli costruiti sul bagnasciuga, o come puntale su collinette di sabbia che i bambini costruivano e scavavano a turno con le mani, cercando di non fare cadere il bastoncino. Ma soprattutto, e qui potrei diventare nostalgico, il bastoncino si usava per il trucco furbetto di bloccare il meccanismo che con 100 lire distribuiva le palline del calcio balilla, e permetteva di giocare un’infinità di partite gratis prima che il bagnino se ne accorgesse. Insomma, un amore così grande… come potrebbe mai finire? (*fonte)

 

Se si dovesse definire con una parola quale sceglierebbe?

Sceglierei spensieratezza. Vuole sapere perché?

 

Si, con piacere!

Sono stato il primo gelato confezionato a diventare il simbolo di una società che ambiva alla spensieratezza, dopo un periodo duro come quello della guerra.

Allo stesso tempo, dopo di me, sono nati una lunga serie di successivi gelati confezionati. Le loro strane forme e i loro nomi indimenticabili hanno continuato ad allietare chiunque ci abbia gustato!

In Italia siamo stati gli artefici di una lunga serie di ricordi estivi nell’infanzia di tutti.