Sono come il cioccolato: estroversa, accogliente, socievole.

Intervista a Tosca, cantante e attrice

Cono, coppetta, stecco o biscotto? Ai gusti della frutta o alle creme? 

Cono, innanzitutto. Al cioccolato, con una giusta armonia di fragola e di panna. Così assaporo sia la frutta che le creme.

Se pensa al gelato, cosa le viene in mente? Un ricordo piacevole, un momento speciale della sua vita legato al gelato…

Se penso alla mia prima infanzia, ricordo il desiderio di patatine fritte. Poi ci fu un avvenimento determinante: a sei anni fui operata di tonsille e il medico disse a mia madre che potevo mangiare un gelato ogni due ore. Fu una vera scoperta! Mia madre me ne portava sempre uno diverso, credo di averli assaggiati tutti. Ricordo bene il piacere e il gusto del cornetto, del biscotto. Ho ancora un po’ di nostalgia per un gelato con scagliette di fragola e cioccolato che da tanti anni non producono più.

Un gelato in compagnia: in quale momento della giornata e con chi?   

Di sera, dopo cena, davanti al televisore, col mio compagno. Ci concediamo una pausa di vero relax.

Se dovesse descrivere il suo carattere…come un gusto di gelato, quale sceglierebbe e perché?

La cioccolata. Pensandoci, credo sia perché tutti gli amici mi riconoscono una dote: metto allegria, sono un’inguaribile ottimista, sempre positiva. Sono una persona che cerca sempre una soluzione a tutto. Il cioccolato fa stare bene. Il cioccolato è accoglienza, è una visione positiva della vita. E’ senza dubbio il gusto che mi rappresenta!

Ci permette un piccolo gioco? “Dimmi che gelato mangi e ti dirò chi sei…”: proveremo a capire le caratteristiche della sua personalità a seconda del tipo di gelato che preferisce, secondo una classifica ideata dalla dottoressa Viviana Finistrella. Ora scelga un gelato tra questi: il cono con cialda, lo stecco, il ghiacciolo, il biscotto, la coppetta o le praline?

Scelgo il cono con cialda.

 Secondo il nostro test, chi predilige questo tipo di gelato sceglie un’esperienza sensoriale completa non negandosi nulla (c’è anche la parte croccante da mordere),  contando comunque sulla sicurezza di un appagamento finale (la parte terminale di cioccolato). Chi mangia il cono di solito è un tipo Voglioso. Crede che questo profilo la rappresenti?

 Direi che è il giusto profilo per me. Io sono una che sceglie il gelato con doppia panna, sopra e sotto.

E quando gusto il mio cono, torno bambina, i segni che restano sono evidenti: lo faccio con trasporto e autoironia. Chi accetta i baffi di cioccolata, si gode la vita.

E secondo il dott. Alessandro Amadori – psicologo, opinionista e scrittore, direttore del Dipartimento Ricerche Motivazionali dell’Istituto CIRM, anche il modo di gustare il gelato è uno specchio della personalità. Perciò, le chiediamo di scegliere uno dei quattro possibili modi di mangiare il gelato: leccando, succhiando, a morsi, a morsetti. 

 Senza dubbio, il cono lo mangio leccando intorno, perché non si sciolga e non coli. Perlomeno, riesco a non sporcarmi le mani. Ma la cialda richiede i morsetti.

 Secondo il Dott. Amadori, il suo approccio è il più frequente: la maggior parte delle persone mangia il gelato leccandolo. In linea di principio, chi sceglie questo stile è una persona che ama la vita sociale, che partecipa molto volentieri ai contesti sociali e ama conoscere gente nuova. E’ la modalità degli ottimisti, e in qualche caso anche degli ambiziosi e di coloro ai quali piace provocare chi sta loro attorno. Chi invece consuma il gelato a morsetti tende ad essere una persona piuttosto attenta e cauta in ogni circostanza della vita. Una persona che non ama prendere decisioni affrettate, gentile e sensibile e prevalentemente riflessiva. Che ne pensa?

 Sono sicuramente una persona estroversa e socievole, sono molto aperta. Mi piace stare con la gente, ridere, giocare. Però non nego anche un approccio più riservato e riflessivo, più intimo, che deriva dalla mia infanzia.

Grazie Tosca per aver giocato con noi!

Infine, ci racconterebbe un progetto, un sogno o un impegno da realizzare nella sua vita?

 In verità spero di realizzare un progetto, che per scaramanzia non posso ancora raccontare…Vorrei però condividere con voi una riflessione più ampia. Viviamo in un’epoca di egocentrismo, individualismo…tutti sembrano concentrati principalmente sul proprio benessere personale. Io vorrei che si potesse vivere meglio insieme, riscoprire il senso del sociale.

Vorrei fare qualcosa per risvegliare il desiderio di coerenza e pulizia in coloro che fanno il mio mestiere. Il mondo dell’arte, oggi, è svilito e usato solo per fare soldi. Vorrei che fossimo capaci di riscoprire la purezza, la bellezza, l’importanza, ma anche l’esclusività di questo mestiere. Sto parlando di un’educazione diversa, in questo bellissimo vivere attraverso la musica, le canzoni, il cinema. Vorrei che ci fosse un risveglio della coscienza comune, che portasse al riconoscimento di un mestiere serio.

La mia generazione è artefice di un’idea di artista negativa: non svendiamoci! Non dobbiamo solo vendere, mirare solo all’audience, avere un atteggiamento eccessivamente pragmatico e utilitaristico.

Perché oggi assistiamo alla morte del teatro e della musica? Vorrei rispondere con due esempi.

Se il professore che opera al cuore non è bravo, il paziente muore. Nel mondo dello spettacolo, accade lo stesso. La mancanza di competenza uccide l’arte.

Anche nel calcio, per usare una metafora amata da molti, cosa accadrebbe se mettessimo a centro campo una starlette, invece di un professionista capace e talentuoso?

Riscopriamo l’eroicità e il valore di questo nostro stupendo mestiere.